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Non immaginavo che un viaggio all’apparenza di routine si sarebbe trasformato in qualcosa di un po’ più avventuroso. È stato divertente e tanto vale raccontarlo.

Differentemente dalla mia consuetudine, decido di partire con un volo AirBaltic, Dublino->Riga->Tbilisi. Sembra tutto regolare: l’aereo è in orario, lo staff cordiale (e decisamente grazioso), tutto pulito. Se penso che ho acquistato il volo di sola andata per duecento miseri euro tasse incluse, mi sento un privilegiato.
Arrivo a Riga – non è certo l’aeroporto di Istanbul, decisamente più piccolo ma carino. Capeggiano, nel loro giallo nauseante, le indicazioni per i gate della Ryanair e c’è da dire che hanno anche qui un seguito notevole, con code di gente di ogni età ad ogni imbarco.

Soddisfatto della fugace vista dell’aeroporto (ho 4 ore di connection wait), vado al transfer desk per prendere la carta di imbarco e far trasferire il bagaglio. “No signore, siamo spiacenti, il suo volo per Tbilisi è stato cancellato. Può prendere il volo di domani alle 22:40”. Il sudore comincia a scendere lento dalle mie tempie – “mi scusi? ma io devo arrivare a Tbilisi domattina, non dopodomani…” – sorriso di circostanza – non sa che pesci prendere. Ho un flash: “mi scusi, ma in questo momento i miei bagagli dove sono?” – “conveyor 2, signore.”. La guardo con fare cagnesco, sa che ritornerò.

Mi precipito al passport check e mi ricordo di quale fortuna ho che siano nella EU ora; se non lo fosse stata avrei pure avuto problemi con il visto. Tutto fila liscio e raccolgo i bagagli, dopodichè vado al customer point della Air Baltic.

Devo aprire una parentesi sul customer point AirBaltic. Se siete all’aeroporto di Riga e ad un tratto credete di essere in paradiso circondato da donne bionde alte 1.80 con visi angelici, sappiate che siete arrivati al customer point AirBaltic.

Rispiego il problema e mi rispondono, davvero in un ottimo inglese, di essere spiacenti ma di non avere un altro volo per Tbilisi in giornata. Ho un secondo flash: “mi scusi, ma non potrei arrivare a Tbilisi via Baku o Yerevan? Non avete, che so, Riga-Yerevan-Tbilisi o Riga-Baku-Tbilisi?”. Il sorriso mi fa capire che l’idea sembra piacerle e digita velocemente uno di quei criptici comandi tipici dei terminali aeroportuali (no, Windows non è ancora approdato negli aeroporti, per fortuna!). Mi guarda con lo sguardo di chi ha una grande notizia – “si, c’è un volo alle 23:50 per Baku e un volo domestico (?) alle 7:40 da Baku per Tbilisi. Arriverà a Tbilisi alle 8.00, solo cinque (!) ore più tardi.”.

“Ok, va bene, lo prendo. Ma a Baku ho bisogno di un visto di transito?”. Questa è una di quelle volte che ringrazio il Padreterno di avermi fatto viaggiare e di conseguenza di avermi fatto sapere che esiste un visto di transito. Il sorriso dell’operatrice mostra tutto il suo imbarazzo – avrebbe dovuto verificare lei, non aspettare che il cliente lo chiedesse.
Questa apparentemente semplice domanda scatena vivaci discussioni con i colleghi e una fitta serie di telefonate modello operatore di borsa. Passa talmente tanto tempo che decido di telefonare al massimo esperto di voli, ovvero mio fratello. Alla fine giunge il responso, “no signore, non le serve un visto di transito.” – fantastico! Chiedo quant’è la differenza da pagare: “niente signore, è stato un nostro problema e questo cambio è gratis.”. Almeno una buona notizia! Penso a cosa sarebbe successo con una Ryanair qualsiasi.

Corro al check-in ed imbarco tutto, dal momento che tutto ciò che volevo era sbarazzarmi di quei 40kg di valigie. Check-in effettuato, mi richiama mio fratello – “ti serve un visto di transito ma sembra tu lo possa acquistare a Baku. Ti servono però due fototessera e 60$.”. Non ho dollari e tantomeno le foto. “Tutto apposto, parto e vedo cosa succede lì” – mi risponde – “ma sei pazzo?” – a cui replico – “forse, ma non ho scelta. Grazie!”.

Tutto apposto quindi. Posso chiamare la mia compagna ed avvertirla del ritardo – poteva andare molto peggio. Non sapevo però cosa sarebbe diventato il viaggio da qui in poi. Ma questo nella prossima puntata.

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