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Posts Tagged ‘fixed term’

Mi dispiace di non avervi potuto rendere partecipi della meravigliosa bistecca che mi sono cucinato ieri. Una bistecca di puro manzo irlandese, lasciata a frollare per ventuno giorni, sottovuoto. Ho aperto l’involucro con fare cerimonioso, gli ho dato una massaggiata con dell’olio di olive, aggiunto del sale grosso e del pepe bianco ed infine puntellata con del rosmarino fresco. Dopo averla fatta riposare qualche minuto, l’ho collocata sulla piastra ardente.
Il sale grosso si è sciolto ed è penetrato nella carne, mentre l’olio ha crostificato i due lati della bistecca.

Risultato: non ci sono parole che possano descrivere il turbinio di emozioni che giungevano dal palato. Marbled and mooing! Memorabile! Ho accostato uno Shiraz di Wolf Blass – un perfetto amico di una bella carne rossa.

Sono successe molte cose in questi giorni.

Il mio framework di mappatura SQL-SDO funziona che è una meraviglia. L’integrazione del logging con WebSphere mi permette di cambiare la logorroicità (credo che verbosità sia un neologismo, ora non ho voglia di controllare) in tempo reale, senza dovere riavviare l’applicazione – o peggio – l’application server. Le prestazioni sembrano davvero essere all’altezza della situazione, se si fa eccezione per la fase di creazione del DataObject tramite BOFactory. Se non capite cosa sto dicendo, vuol dire che non vi interessa.

L’attività di stress testing delle nostre stored procedures su z/OS hanno invece segnato una battuta di arresto: o abbiamo una LPAR in una macchina decisamente sottodimensinata o la configurazione del DB è lungi dall’essere ottimale. Sto ottenendo solo 120 transazioni al secondo, usando JMeter sull’USS della nostra partizione (che non è quindi in-process, ma quantomeno non ci sono giri di rete). Lo stesso caso di test, eseguito su una mortale macchina wintel, segna valori oscillanti tra le 600 e le 1100 tpm. Sconcertato.

Ho trovato dei nuovi inquilini per la casa! Ilaria ed Alessandro. Sono davvero due ragazzi simpatici, sono felice di lasciare casa a loro. In questo piccolo bilocale dublinese, 1250 euro al mese in centro, c’è un’aura positiva. È dove abbiamo passato gli ultimi giorni che abbiamo passato insieme, io e Maria, prima di scoprire che aspettasse un bimbo. Spero che porti fortuna anche a loro anche se, avendo solo 27 anni, forse è un po’ presto per loro. Gli auguro ogni bene.

Se venite ad abitare a Dublino e per caso prendete una casa in affitto, fate attenzione – ci sono due tipi di contratto: part 4 e fixed term. Il part 4 è qualcosa di analogo all’italiano 4+4 mentre il fixed-term è più simile al nostro uso foresteria. Le differenze però non sono banali:

  • Nel contratto part 4, il periodo di preavviso per la disdetta è direttamente proprozionale al tempo che avete vissuto nella casa; il minimo è 4 settimane e sale con il tempo.
  • La disdetta va sempre fatta per iscritto – se non lo fate ed avete una disputa, la tenancy board può ritenere valida la vostra rescissione contrattuale perchè non ha rispettato i termini; no, una e-mail non basta.
  • Veniamo ora al contratto più pericoloso e più diffuso – il fixed term. Sebbene le caratteristiche contrattuali lo facciano sembrare appetibile (un anno rinnovabile, solo 4 settimane di preavviso), nasconde un’insidia: l’onus (l’onere) del pagamento. Il contratto fixed term infatti, essendo a durata fissa, obbliga il tenant a pagare l’intera somma indipendentemente che la proprietà venga usata o meno. L’unica eccezione prevista dal Tenancy Act 2004 (al quale vi rimando per maggiori informazioni) è che – qualora il contratto preveda il subaffitto – il tenant ne trovi un altro che lo sostituisca. Non mi è chiaro quali siano le responsabilità del tenant precedente in caso di un breach del contratto (mancato pagamento, danneggiamento della proprietà).
    Succede poi, nella prassi comune, che il tenant che non riesca a trovare un sostituto perda la caparra e sia liberato da ogni altro gravame. Ma attenti – la legge non recita così.

Confesso che inizio a provare una certa malinconia. Mancano 12 giorni alla partenza e tornare in Italia per un anno sarà molto difficile. Non sarà il paradiso che molti turisti italiani credono che sia, ma in Irlanda non si sta malissimo. Mi mancano solo le attività culturali, che non sembrano particolarmente gradite dalla popolazione locale. Quando avremo sistemato tutto con Maria ci potremo forse permettere degli short breaks a Londra e Parigi; a quel punto un posto varrà l’altro.

Non ho tempo per la malinconia – devo ancora:

  • Vendere l’auto;
  • Impacchettare tutto e spedire;
  • Fare le volture di casa;
  • Andare a prendere Maria che ora è a casa dei suoi.

L’immagine è stata presa da http://stephen60.wordpress.com

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